Bisognava ora mangiare i confetti; cosa che cagionò un po’ di rumore e di confusione, perché gli uccelli grandi si lagnavano che non avevano potuto assaporarli, e i piccoli, avendoli inghiottiti d’un colpo, corsero il rischio di strozzarsi e si dovette picchiarli sulla schiena.
- Bagnata come un pulcino, - rispose Alice afflitta, - mi sembra che il tuo racconto secchi, ma non asciughi affatto.
Era tempo d’uscire, perché lo stagno si popolava di uccelli e d’altri animali cadutivisi dentro: un’anitra, un Dronte, un Lori, un Aquilotto, ed altre bestie curiose. Alice si mise alla loro testa e tutti la seguirono alla riva.
La vispa Teresa
avea su una fetta
di pane sorpresa
gentile cornetta;
e tutta giuliva
a chiunque l’udiva
gridava a distesa:
- L’ho intesa, l’ho intesa! -
- Ti dovresti vergognare, - si disse Alice, - figurarsi, una ragazzona come te (e davvero lo poteva dire allora) mettersi a piangere. Smetti, ti dico! -
Che curiosa impressione! - disse Alice, - mi sembra di contrarmi come un cannocchiale!
Subito Alice pensò che la chiavetta appartenesse a una di quelle porte; ma oimè! o le toppe erano troppo grandi, o la chiavetta era troppo piccola.
A un tratto si trovò accanto a un tavolinetto, tutto di solido cristallo, a tre piedi: sul tavolinetto c’era una chiavetta d’oro.
Il Messaggero Veneto - 08 maggio 2012 - Marta Lorenzon
Ora, qui, per restare nello stesso posto, deve correre più velocemente che puoi. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi correre due volte più veloce. (Alice attraverso lo specchio)