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DAL 14 FEBBRAIO AL 10 MARZO
— Il collettivo nasce da una serie di fortuite coincidenze. In primis la corrispondenza nella somma delle lettere dei loro nomi e cognomi. Le coincidenze finiscono qui. Operano a livello internazionale nell’assoluta segretezza, collaborando con altri artisti e gallerie fittizie.

La bellezza è nelle piccole cose, il senso negli spazi tra le cose. Se le cose sono piccole lo spazio tra esse è molto grande. Purtroppo non siamo capaci di leggere tra le righe.



I quesiti per un lavoro apparentemente distante dalla realtà sono molti.
Perchè avete scelto quale modalità di realizzazione dei fotomontaggi?
(Simone): Mi chiedevo quale posto avrebbe occupato nella classifica delle domande, questa. Me la stavo giocando tra il primo e il secondo posto, comunque l’avrei piazzata nel podio.
E’ una bella questione, non perché complessa, ma per il fatto che la risposta ci obbliga a raccontare una storia. Potremmo incominciare con “c’era una volta”…
Per prima cosa, occorre precisare che i lavori pensati per l’ottica Visus appartengono a due serie distinte: la coppia di stampe verticali con i wrestler, chiamata Mighty Girlfriends, e i fotomontaggi orizzontali di Bugarach. Attraverso quest’ultimo gruppo è possibile rispondere alla domanda.
La scorsa estate ci siamo recati in diverse tornate a Bugarach, un villaggio di circa un centinaio di anime nella provincia dell’Aude, sui Pirenei francesi. Il motivo del viaggio era la realizzazione di un film sulla fine del mondo e Bugarach, con le catastrofi previste per il prossimo dicembre, ha molto a che fare: infatti, secondo numerose leggende, sarà uno dei pochissimi luoghi che si salveranno dal cataclisma, grazie alla presenza di una montagna magica (il Picco di Bugarach), che sovrasta il villaggio. C’è chi è convinto che il monte sia abitato da spiriti, chi invece che si tratti di uno degli snodi energetici della Terra, chi ancora che sia un polo di magnetismo simile al triangolo delle Bermuda… In altre parole, molti fanatici hanno deciso di trasferirsi lì e, negli anni, alla popolazione locale si sono sostituiti nuovi venuti portando il villaggio, oggigiorno, ad essere composto da undici diverse nazionalità.
Da un paio d’anni, però, le cose hanno cominciato a ingigantirsi: le televisioni si interessano spesso del luogo, i giornali pure, in internet sta emergendo un tam tam di voci che invitano a salvarsi collettivamente trasferendosi a Bugarach nell’inverno 2012, tanto che le autorità locali prevedono un afflusso di diecimila persone per il 20 dicembre.
Il sindaco di Bugarach afferma di aver già preso accordi per mobilitare l’esercito francese in modo da cintare il villaggio.
Perché i fotomontaggi allora?
In ognuna delle immagini della serie su Bugarach (consideriamolo un episodio collaterale di un più ampio progetto) lo sfondo è identico: la montagna, il cartello del villaggio, una cascina. L’unica differenza con l’originale da cui sono tratte è che, al posto del sindaco in fiera posa eroica, abbiamo sostituito altre mitiche figure del contemporaneo.
Il punto è un altro: la fotografia di partenza è un maldestro fotomontaggio: il cartello è senza palo, oltre che montato su un’altra insegna di cui manca un pezzo. La cascina è attaccata al resto del villaggio e la montagna dovrebbe trovarsi dal lato opposto della fotografia (ovvero non dovrebbe vedersi).
Sembra di trovarsi di fronte a un’opera d’arte farcita di allegoria il cui pennello è un mouse nemmeno tanto preciso.
Per cui il fotomontaggio è venuto da sé.
I personaggi che compaiono sono una riflessione sulla retorica dell’immagine da cui siamo partiti: abbiamo ripreso la posizione del sindaco e confrontata con quella di figure che compaiono con frequenza nell’immaginario. Ci siamo divertiti, a quel punto, a fornire delle valide alternative nel caso la montagna magica dovesse fare cilecca: Chuck Norris che con un pugno allontana uno sciame di meteoriti…(abbiamo anche Marzullo).
(Niccolò): Vorrei precisare che Chuck Norris è più propenso ai calci rotanti che ai pugni… Non voglio ripetere quanto già detto da Simone, riguardo cui sono perfettamente d’accordo.
Quando abbiamo trovato l’immagine del sindaco, il resto è venuto da sé: sembrava che, guardandoci, ci dicesse: “Qui sì che ci salveremo, alla FINE!”. Ci è subito venuto in mente un tipico eroe da telefilm americano. La foto è tuttora lo sfondo del mio desktop.
L’idea era di abbinare la speculazione mediatica costruita sulla leggenda di Bugarach (che sta dilagando soprattutto in internet) con le “star” dell’immaginario. Riflettevano su ciò che si dice riguardo all’aumento dei prezzi nelle case del villaggio e nelle zone circostanti, quasi triplicati negli ultimi due anni. Chi compra casa lì, adesso, punta all’investimento della vita: non sono pochi i fanatici d’oltreoceano disposti a perdere tutto per un pezzo di terra in quelle aree. A quel punto è venuta spontanea la domanda: chi vorresti come vicino di casa se la fine del mondo dovesse davvero arrivare?
Ed è nato il “dream team” dell’Apocalisse.
Essendo Bugarach l’unico posto che “sopravviverà alla fine del mondo” abbiamo pensato che i nostri eroi avrebbero sicuramente voluto comprare casa in questo “luogo magico” che avrebbe assicurato loro la salvezza anche questa volta. E’ chiaro poi che radunando le più illustri personalità in materia di sopravvivenza si crei un concentrato di invincibilità tale che la “leggenda potrebbe anche divenire realtà”.
Partendo da un immagine dalla esigua risoluzione, l’avete ingrandita. L’effetto è sgranato.
(Simone): Riprendendo quanto detto finora, la propaganda è stato il nostro riferimento dimensionale. L’immagine deve sgranare perché quella di partenza è incredibilmente piccola e perché al giorno d’oggi la comunicazione istituzionale raramente si affida a grafici con una certa esperienza. La crisi si ripercuote purtroppo anche sulla qualità della comunicazione visiva.
(Niccolò): L’immagine piccola rimanda facilmente al web, luogo dove è possibile fruire di qualsiasi tipo di notizia, ma impossibile certificarne la veridicità.
Più pericoloso ancora è quando, come nel caso del nostro villaggio, la diffusione avviene principalmente tramite siti e blog di fanatici dell’apocalisse. Vista la ridotta quantità e qualità di informazioni di base si viene a creare una sorta di copia-incolla dove, però, ognuno, per fare un po’ “lo splendido”, cerca di aggiungere qualcosa, andando a esaltare ciò che gli era pervenuto e dando libero sfogo alle sue doti di scrittore di fantascienza. Le nostre foto sono come se fossero state prelevate da internet, ma già così. Volevamo creare un’immagine che fosse già evidentemente falsa.
Il fotomontaggio realizzato grossolanamente, l’improbabilità di trovare una di queste “celebrità” e l’ingrandimento esaltano questa evidenza e quest’ultimo richiama al contempo il formato del poster che diviene mezzo prediletto per la diffusione dell’immagine dell’eroe.
La scelta verte, quindi, su “idoli” di una generazione televisiva.
(Simone): Abbiamo cominciato a riflettere su questo tempo fa, ci chiedevamo come rappresentare l’impatto che in un dato periodo hanno gli idoli dei mezzi di comunicazione di massa sull’umore di un’epoca.
(Niccolò): Come dicevamo la foto di partenza ci ha subito portati alla memoria uno di quei personaggi da telefilm americano. Quelli che alla fine in qualche modo la scampano sempre. Ne è scaturita la riflessione su quegli “eroi” che negli anni si sono coltivati la fama di essere “invincibili”. Direi persone normali ma che, non si capisce come, l’hanno sempre vinta. Forse sono proprio delle sottospecie di super eroi per quei bambini un po’ cresciuti che non possono più continuare a seguire i miti dell’adolescenza, per paura di risultare infantili e che trovano conforto in qualcuno che continui la tradizione. Il problema è che nel momento in cui viene meno il dato fantascientifico, inizia a risultare difficile credere che qualcuno sia intoccabile e ne nascono così le centinaia di aneddoti che superano di gran lunga la fama cinematografica. Resta il fatto che chiunque li conosce e che, nonostante l’ironia, vengano considerati dei “super uomini”.
Nella serie Mighty Girlfriends sembrate deridere il corpo femminile e maschile. Perché?
(Simone): “Mighty Girlfriends” non è una derisione. Tutto ruota attorno a una frase: “dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna”. La domanda, a questo punto, è: come rappresentarla letteralmente?
Credo che ci sia un problema, non so quanto grande e nemmeno dove affondino le sue radici. L’unica immagine che mi viene in mente è quella di un fungo con le sue ife. Soffriamo, soprattutto a partire dagli ultimi vent’anni, di un’evidente analfabetizzazione visiva (per non dire culturale), dovuta all’instaurarsi di un sistema di valori incentrato esclusivamente sulla mobilità delle fasce sociali in un sistema della visibilità.
Siamo attraversati da un flusso ininterrotto di contenuti visuali (visualizzanti e visualizzati) la cui qualità è mediamente scadente. Quando pensiamo all’arte, difficilmente ci scostiamo da un’opera di Michelangelo. Cerchiamo il bello ovunque, quasi a dover pacificare l’occhio esausto.
Il problema è che di brutture ne vediamo anche troppe e la peggiore di tutte è la nostra arretratezza: siamo ancora impregnati di un kitsch visivo per cui il bello continua a seguire canoni ormai decaduti da due secoli, se non di più. Lo testimoniano i grandi musei: la visita del Louvre si riduce, ad esempio, a scattare una fotografia che non verrà mai vista. Lo testimoniano le sale della Gioconda, della Nike di Samotracia e del codice di Hammurabi, le uniche in cui si debba soffrire per via della coda. Il resto del museo è deserto. Tranne gli appartamenti di Napoleone III, nei quali il turista italiano in media chiede alle guide se il mobilio è originale o ricostruito.
Se siamo in grado di guardare la televisione, dove il corpo femminile è insultato e la stessa bellezza trasformata in cliché marcescenti, non potremmo sconvolgerci davanti a questi poster.
C’è anche un secondo problema: l’arte ha sempre funzionato per allegorie e simbolismi. La fotografia, dalla sua nascita, ha introdotto un diverso sistema di segni, che snaturava - per la prima volta - la percezione della rappresentazione. Ancor oggi, consapevoli che l’immagine fotografica non costituisce una ripresa trasparente e oggettiva, tendiamo ad attribuirle una certa letteralità.
La conseguenza è semplice: cosa diventano le Mighty Girlfriends? Due travestiti? Due transessuali?
Ci è stata posta questa domanda. La risposta per noi è abbastanza ovvia e scontata.
Sappiamo, però, che dal lato del pubblico non si tratta di un lavoro facile da digerire: tenderei a dire che è un’ottima occasione per ostinarsi a esporlo, ma preferisco rimbalzare la domanda a chi legge.
Voi, lì fuori, perché non ridete?